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Calcio

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"Sono passati quattro anni da quella sera che il Direttivo della Società Sportiva approvò, sapendo di incontrare enormi difficoltà ed in­cognite, la partecipazione al torneo regionale trentino di ter­za categoria. Ora ci rendiamo conto che quella fu una decisione giusta. Alla ricerca di aiuti finanziari e della disponibilità del terre­no su cui giocare, iniziò l'avventura dilettantistica. La Società Calcio Darzo ci offrì il suo campo e ci indicò co­me muovere i primi passi in seno alla F.I.G.C. della Provin­cia Trentina. Un anno per imparare a volare con le proprie ali ed eccoci pronti con una giovane squadra a disputare il secondo anno in terza categoria. Un vantaggioso abbinamento con la Cassa Rurale di DARZO e LODRONE ci permise, e continua tuttora, di sostenere gran parte delle spese sempre gravose per il sodalizio Bagosso. Nel frattempo un progetto sta prendendo forma: la realizza­zione di un impianto sportivo con annessi spogliatoi e tribu­ne in località Pineta. Brillante 4° posto al terzo anno di permanenza nel campio­nato trentino e riconferma della validità tecnica della squadra con un brillante 2° posto l'anno seguente. Quest'anno abbiamo terminato il campionato al 4° posto. Il campo è stato avviato ed è in procinto di essere ultimato; questa squadra, che sta raccogliendo continui consensi di interesse pubblico, continuerà a giocare fuori paese non per molto, e non lontano sarà una meritatissima promozione alla categoria superiore. Di questo ne siamo convinti tutti: gioca­tori, tecnici, dirigenti ed appassionati."

Questo era quello che si diceva nel lontano 1979 in un numero del mitico giornale mensile della Società Sportiva Bagolino: AGENDA SPORT. In questi anni sono stati fatti molti passi avanti, come sappiamo tutti il campo è stato realizzato, e grazie alla gestione scrupolosa e a volte criticata ingiustamente della S.S.D. Bagolino è tutt’ora in ottime condizioni. Nel frattempo è stato sviluppato il settore giovanile, che ha permesso a TUTTI, MA PRORPIO TUTTI i bambini di Bagolino di praticare uno sport tanto bello quale il calcio. I risultati della prima squadra sono stati altalenanti portando al direttivo gioie e dispiaceri.

Bagolino e dintorni

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Bagolino e dintorni

Ultima modifica il Giovedì, 05 Gennaio 2012 17:26

Il carnevale

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Il Carnevale di Bagolino[1], con la sua variante nella frazione di Ponte Caffaro, è invece una tradizione nota in tutta Europa ed ha origini molto antiche databili attorno al XVI secolo. Si svolge il lunedì e il martedì prima delle Ceneri ed è composto da due figure: i “balarì” (ballerini) e i “màscher” (maschere).

I “balarì”, solo uomini e in numero pari (oggi se ne contano circa 120), si esibiscono per le vie del paese accompagnati da un gruppo di suonatori ed eseguono danze molto antiche, ricche di gestualità ed eseguite per lo più su due file parallele, in omaggio a parenti, mogli, fidanzate o amici. Il costume, di colore scuro, è composto da giacca e pantaloni al ginocchio. Sulla giacca viene cucita della passamaneria di diversi colori ed è completata da una fascia con coccarda sul braccio sinistro e da uno scialle in seta colorata che ricade sulla schiena creando, durante i balli, effetti molto particolari. La maschera, di tela e realizzata a mano con antichi stampi, è bianca e su di essa è dipinta una mascherina nera che ricopre solo la parte superiore del volto, mentre le labbra sono accentuate con il colore rosso. Il cappello, la parte più elaborata e preziosa è interamente rivestito di una fettuccia di lana o cotone di colore rosso, che viene arricciata e completata, nella parte sinistra, con un fiocco composto da nastri di seta multicolore. Su di esso vengono cuciti gioielli in oro che ogni ballerino si procura da parenti e amici. 

 

Le musiche che accompagnano le danze sono circa venticinque e gli strumenti utilizzati sono la chitarra, il violino e il basso.

I “màscher” rappresentano il mondo contadino e si presentano come figure dispettose che scherzano, rincorrono i passanti e fanno allusioni di carattere erotico-sessuale. I costumi sono gli abiti tipici del contadino tradizionale, con zoccoli chiodati che producono un rumore caratteristico. La maschera permette di non farsi riconoscere e la voce viene camuffata assumendo un tono e una cadenza comune a tutti i “màscher”; saper “fare la voce da maschèr” è un’arte vera e propria imparata fin da bambini.

   

 

 



[1] N. Richiedei, G. Biati, L’antico rito valligiano del carnevale, in Vallesabbia: l’ambiente, le vicende storiche, i segni dell’arte e del lavoro dei venticinque comuni della Valle, Comunità Montana di Valle Sabbia, ed. Ramperto, Brescia, 1989, p.304-307. Per un ulteriore approfondimento sul carnevale di Bagolino cfr. S. Re, I giorni del carnevale. La grande festa di Bagolino e Ponte Caffaro, ed. Brixia, Brescia, 1994.

 

Ultima modifica il Lunedì, 30 Gennaio 2012 20:54
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